Spunti di riflessione

Dio abita nelle case e nelle strade della città

Tratto da: Papa Francesco, “Sfide delle culture urbane” in Evangelii gaudium (esortazione apostolica, novembre 2013)

La nuova Gerusalemme, la Città santa (cfr Ap 21,2-4), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso. […]

Nuove culture continuano a generarsi in queste enormi geografie umane dove il cristiano non suole più essere promotore o generatore di senso, ma che riceve da esse altri linguaggi, simboli, messaggi e paradigmi che offrono nuovi orientamenti di vita, spesso in contrasto con il Vangelo di Gesù. Una cultura inedita palpita e si progetta nella città. Il Sinodo ha constatato che oggi le trasformazioni di queste grandi aree e la cultura che esprimono sono un luogo privilegiato della nuova evangelizzazione. Ciò richiede di immaginare spazi di preghiera e di comunione con caratteristiche innovative, più attraenti e significative per le popolazioni urbane.

Si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali. 

 

 

IL BARICENTRO DELL’APERTURA MISSIONARIA

Tratto da: Card. Angelo Scola,Il campo è il mondo” in Maria, speranza e aurora di salvezza del mondo intero (itinerario pastorale, Diocesi di Milano, settembre 2016)

La verifica a cui siamo tutti chiamati è la modalità concreta a partire della quale assumere l’indicazione ad “uscire” che il Papa richiama continuamente alla Chiesa. Siamo così portati al cuore del messaggio della Evangelii Gaudium di papa Francesco. Accogliendo l’invito del santo Padre – espresso al Convegno della Chiesa italiana lo scorso novembre a Firenze – a riprendere questo testo programmatico del suo pontificato, vogliamo innanzitutto verificare che le nostre comunità abbiamo veramente il baricentro in questa apertura missionaria costitutiva.

Ci deve muovere il fatto «che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita».

In questa prospettiva si smitizza ogni sterile divisione tra “lontani” e “vicini”: siamo invitati a proporre l’incontro con Cristo ad ogni persona, di cui condividiamo le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce. L’incontro vero con Cristo per sua natura spalanca all’universale paragone con tutti, poiché davvero il campo è il mondo (Mt 13,38).

In questo modo, sarà possibile superare, nel concreto, il drammatico fossato tra la fede e la vita, tra la fede e la cultura, come aveva intuito con straordinaria lucidità il beato Paolo VI (Evangelii Nuntiandi).

 

 

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